Di frittate e travi…

A margine degli eventi di questi giorni alcune giocatrici hanno ritenuto di esprimere la loro delusione e il loro disappunto pubblicamente, a mezzo stampa. Una scelta legittima, all’insegna della trasparenza. Una scelta che però autorizza e anzi incoraggia la società ad apportare qualche opportuna puntualizzazione.

Una premessa generale appare d’obbligo. In uno sport di seconda fascia quale è il basket, soprattutto femminile, non vi sono interessi finanziari o commerciali in gioco, se non l’esigenza irrinunciabile di far quadrare i conti alla fine della stagione. La scelta di avere o meno una squadra di élite è pertanto dettata esclusivamente da ragionamenti di opportunità societaria e sportiva. Un motivo senz’altro importante, anzi principale, è quello di garantire uno sbocco attrattivo e interessante alle giovani del vivaio. Questo obiettivo è reale e attuale quando vi sono giovani in età propizia, e con un livello adeguato, in numero sufficiente. Un altro motivo, meno importante anche se meritevole, è quello di offrire ad altre giocatrici, anagraficamente non più in fase di crescita e formazione, ma ancora desiderose di mettersi in gioco, un’opportunità per praticare il loro sport a livello competitivo. La costellazione ideale si presenta quando le due circostanze favorevoli si sovrappongono: a un numero adeguato di giovani già pronte si affianca un numero adeguato di giocatrici “mature” ancora pronte a investirsi… Trovare un equilibrio non è mai facile, e quasi sempre, in barba alle declamate pianificazioni pluriennali, il risultato dipende da fattori esterni, non da ultimo dalla volubilità umana.

Girare la frittata è un’arte, della quale però non bisogna abusare. Così come non si dovrebbero mai mettere parole in bocca a chi non le ha dette, e pensieri in testa a chi non li ha avuti. E parlare a nome di chi certi “comunicati” non li ha sottoscritti.

Della situazione del contingente in vista del prossimo campionato abbiamo già scritto. Tuttavia, pare opportuno evidenziare che in occasione dei colloqui con le giocatrici, alla presenza di tre membri di comitato e del coach, una sola e unica ragazza ha posto condizioni, ritenendosi nella posizione di poterlo fare. Delle condizioni che nei giorni seguenti si sono estese, fino ad arrivare, sembra, a chiedere tramite terzi l’allontanamento del presidente. A sua scusante la giocatrice può invocare il fatto di essere arrivata da poco in società e di essere forse abituata ad altre filosofie. A sua colpa va però detto che… essendo arrivata da poco il suo è apparso un gesto un poco supponente e di sopravalutazione del proprio ruolo.

Le “giovani”, di età o di spirito, dinanzi ai loro interlocutori non hanno posto alcuna condizione, ma solo espresso la più che lodevole ambizione di poter continuare a giocare… Ambizione che la società avrebbe più che volentieri assecondato, facendo gli usuali sacrifici. Che poi qualcuna successivamente abbia potuto cambiare idea, sottoscrivendo certe affermazioni, è spiacevole ma tutto sommato scusabile alla luce della giovane età.

Che alcune giocatrici avessero da mesi deciso di smettere, è una vera novità. Potrà anche essere, ma forse quelle giocatrici si sono dimenticate, piccolo dettaglio insignificante, di informarne per tempo la società. Si sapeva invece che due sarebbero verosimilmente partite per motivi di studio. Ma undici meno due fa nove. Quando si parla di problemi di comunicazione…

Porre la condizione di rimpiazzare le partenti con giocatrici dello stesso livello è un gesto declamatorio di grande autostima. Però viene da chiedersi se chi pone una condizione simile si sia ultimamente guardato attorno e visto quali e quante giocatrici, qualsiasi sia il loro livello, sono attive e disponibili in Ticino, e si renda conto di quello che dice.

Ma che più sorprende è la pretesa di qualcuno – certamente non di tutte – di volersi ergere a giudici della gestione della società, della sua pianificazione, dei suoi progetti e addirittura del suo settore giovanile. E allora a questo punto è bene dire in modo esplicito ciò che tutti sanno e hanno visto con i loro occhi. Ad esempio che, a parte chi ha continuato a giocare nelle giovanili o nella squadra senior, poche o nessuna delle giocatrici di LNA si è mai premurata di interessarsi attivamente di ciò che la società fa, in particolare per il settore giovanile ma non solo. O che ben raramente le stesse giocatrici si sono viste in palestra al di fuori dei loro allenamenti e delle partite. Del resto ancora meno si sono viste in quelle occasioni, poche ma importantissime, anche nell’ottica di finanziare la prima squadra, in cui la società partecipa ad attività extrasportive che permettono di raccogliere denaro grazie al lavoro di membri, amici, genitori nonni e quant’altri ancora.

E su che basi pensano, le stesse giocatrici, di poter giudicare il settore giovanile, che non hanno mai visto all’opera? Quante di loro saprebbero citare il nome degli allenatori delle varie squadre? Quante hanno assistito a una partita? Tuttavia, affermano con noncuranza che il settore giovanile è inesistente perché non ci sono una U17 o una U20 (ma ne conosceranno i motivi?), ignorando l’esistenza di U7, U9, U11, U13 e U15… Un bel segnale di integrazione nella società.

Esprimere critiche e dispensare consigli è sempre molto facile; più difficile è suggerire soluzioni, e ancora di più lo è farsi parte attiva e protagonista di tali soluzioni.

In definitiva, qui più che mai vale il principio secondo il quale è più facile trovare la pagliuzza nell’occhio del prossimo piuttosto che la trave nel proprio!

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